Bonagiunta Orbicciani
A cura di Federico Lucignano ed Elisa Orsi
Bonagiunta Orbicciani da Lucca è rimatore di rilievo nella generazione che precede Dante e gli stilnovisti, autore di un corpus cospicuo di componimenti: 11 canzoni, 2 discordi, 5 ballate e 20 sonetti, a cui si aggiungono diversi testi dubbi (Menichetti 2012). Il patrimonio documentario ne attesta l’attività pubblica intorno alla metà del secolo e consente di ipotizzare che Bonagiunta sia nato al più tardi nel 1224 e sia ancora in vita nel 1274 (Orsi-Lucignano 2025). Un altro elemento importante per la biografia dell’autore è di carattere letterario. Nel canto XXIV del Purgatorio, Dante incontra l’anima di Bonagiunta nella cornice dei golosi e proprio il dialogo tra i due dà origine alla celebre definizione di «dolce stil novo» (vv. 47-63). Qui Bonagiunta-personaggio profetizza l’esilio di Dante, anticipando il ruolo che una tale Gentucca avrà nel rendere gradita al poeta la permanenza a Lucca («Femmina è nata, e non porta ancor benda / cominciò el, «che ti farà piacere / la mia città, come ch’om la riprenda» (vv. 43-45) (Poloni-Lucignano 2021). Nel prosieguo dello scambio, Bonagiunta riconosce il carattere innovativo della lirica d’amore praticata da Dante rispetto a quella dei rimatori della generazione precedente, rappresentata da Guittone d’Arezzo, Giacomo da Lentini e dallo stesso lucchese. L’episodio del Purgatorio aiuta a collocare la morte di Bonagiunta prima del 1300, anno del viaggio di Dante nell’aldilà. Possiamo dunque pensare che sia vissuto fino agli ultimi decenni del Duecento, forse persino fino alla prima circolazione della canzone di Dante Donne ch’avete intelletto d’amore, che, nel Purgatorio, Bonagiunta associa al suo interlocutore («Ma dì s’i’ veggio qui colui che fore / trasse le nove rime, cominciando / Donne ch’avete intelletto d’amore» vv. 49-51). Si noti che il poeta lucchese è ricordato anche nel De vulgari eloquentia, tra i rimatori toscani municipali che hanno coltivato la convinzione di praticare quel volgare illustre, a cui, invece, secondo Dante, non sono mai stati capaci di avvicinarsi (I xiii 1).
Dal punto di vista letterario, Bonagiunta è considerato autore di congiunzione tra i rimatori della Scuola siciliana e il gruppo eterogeneo dei primi poeti toscani (Contini 1960). La poesia di Bonagiunta affronta soprattutto l’argomento amoroso, ma tratta anche temi etico-politici e morali. Da ricordare la tenzone di carattere metapoetico che lo oppone a un rimatore di fondamentale importanza nel panorama duecentesco: il “padre” dello Stilnovo, Guido Guinizzelli. Nel sonetto Voi ch’avete mutata la mainera, Bonagiunta rimprovera a Guinizzelli di aver tentato di innovare la poesia d’amore nel segno di un superfluo intellettualismo; un richiamo a cui quest’ultimo risponde, nel sonetto Omo ch’è saggio non corre leggero, con un invito alla misura, vicino, nei toni e nei contenuti, ai sonetti morali del lucchese. In un’altra, complessa tenzone, Bonagiunta dialoga con due poeti gravitanti intorno all’ambiente notarile lucchese, Gonella Antelminelli e Bonodico – forse da identificare con Bonodito di Controne – su questioni filosofico-naturali. Per la sua natura composita, la poesia del lucchese è stata letta, nel tempo, in modi molto diversi, non di rado influenzati dalla lettura offerta da Dante nella Commedia e nel De vulgari eloquentia (Grimaldi 2013). Sulla scorta nella Commedia, è stata considerata una variazione sui temi tipici della Scuola siciliana, un’imitazione di Guittone d’Arezzo, un maldestro tentativo di emulare i più giovani stilnovisti (Parducci 1905). In anni recenti, gli studi hanno indagato e riconosciuto le specificità letterarie di Bonagiunta, valorizzando in modo organico la produzione non amorosa e il legame consapevole con la tradizione occitanica (Giunta 1998, Menichetti 2012, Cipollone 2021, Orsi 2025). Bonagiunta è oggi considerato un rimatore con un’identità poetica riconoscibile: prossimo, anche dal punto di vista cronologico, allo Stilnovo, ma ancora “al di qua” dell’innovazione poetica di Dante e compagni.